Discorso XXV aprile della nostra Consigliera Camilla De Marco
- PD ARCORE
- 27 apr 2019
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Sapete, oggi mi sento in dovere di parlarvi di una resistenza taciuta, ma fondamentale, troppo spesso dimenticata e non valorizzata: la Resistenza delle donne. Le donne, creature delicate, dotate tuttavia di infinita forza d’animo e spirito di solidarietà. La Resistenza delle donne fu una vera e propria adesione volontaria e spontanea alla causa comune: animate da purissimo altruismo, si dedicarono senza esitazioni alla propria Patria con coraggio e valore, al pari degli uomini. Ripeto: al pari degli uomini.
Spesso si trattò di donne che erano anche madri le quali, nonostante la fatica di dover badare ai figli da sole in un momento atroce – come è quello della guerra –, non esitarono a scendere in campo. Partigiane infermiere, staffette, informatrici e addirittura combattenti, che ricoprirono un ruolo essenziale nella Resistenza: senza la loro indispensabile partecipazione, oggi non festeggeremmo il 25 aprile. Alcune di loro, come Norma Parenti Pratelli, morirono per mano tedesca, senza poter mai vedere la luce del 25 aprile; altre, come Carla Capponi, vissero più a lungo, dando il proprio contributo alla successiva vita politica del Paese.
Tutte egualmente fondamentali, tutte egualmente forti.
Oggi, vorrei raccontarvi la storia di tre donne partigiane. Ognuna di tali donne ricoprì un ruolo sostanziale nella Resistenza. Donne giovani e valorose, che diedero un prezioso contributo alla comune causa della liberazione: un contributo che fu differente, ma parimenti essenziale, sulla base delle inclinazioni e dell’esistenza che ciascuna conduceva.
NORMA PARENTI PRATELLI – GIOVANE SPOSA E MADRE
Norma fu fucilata a Massa Marittima il giorno 23 giugno 1944. Non vide mai la fine della guerra, non vide mai il risultato del proprio contributo alla liberazione d’Italia.
Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria.
La motivazione del conferimento della medaglia fu la seguente: "Giovane sposa e madre, fra le stragi e le persecuzioni, mentre nel litorale maremmano infieriva la rabbia tedesca e fascista, non accordò riposo al suo corpo né piegò la sua volontà di soccorritrice, di animatrice, di combattente e di martire. Diede alle vittime la sepoltura vietata, provvide ospitalità ai fuggiaschi, libertà e salvezza ai prigionieri, munizioni e viveri ai partigiani e nei giorni del terrore, quando la paura chiudeva tutte le porte e faceva deserte le strade, con l'esempio di una intrepida pietà donò coraggio ai timorosi e accrebbe la fiducia ai forti. Nella notte del 22 giugno, tratta fuori dalla sua casa, martoriata dalla feroce bestialità dei suoi carnefici, spirò, sublime offerta alla Patria, l'anima generosa.".
CARLA CAPPONI – STUDENTESSA DI LEGGE
Medaglia d'Oro al Valor militare.
Studentessa di Legge, partecipò coraggiosamente alla Resistenza romana, divenendo presto vice comandante di una formazione operante a Roma e in provincia. Nell'ottobre del 1943, per procurarsi un'arma (i suoi compagni dei GAP gliela negavano, poiché preferivano riservare alle donne funzioni di appoggio), rubò la pistola a un milite della Gnr, che si trovava vicino a lei in un autobus superaffollato. Nella primavera del 1944 fu tra gli organizzatori e gli esecutori dell'azione gappista di via Rasella, contro un contingente dell'esercito tedesco; l'azione fu poi presa dai nazisti a pretesto per la feroce strage delle Fosse Ardeatine. Riconosciuta partigiana combattente con il grado di capitano, fu decorata di Medaglia d'Oro al valore militare per aver partecipato "alle più eroiche imprese nella caccia senza quartiere che il suo gruppo di avanguardia dava al nemico annidato nella cerchia abitata della città di Roma". Più volte parlamentare del PCI, membro della Commissione Giustizia nei primi anni Settanta, fece parte sino alla morte del Comitato di presidenza dell'ANPI.
MODESTA ROSSI – MADRE DI CINQUE FIGLI
Modesta fu uccisa a Solaia di Monte San Savino (Arezzo), il 26 giugno 1944.
Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria.
Edoardo Succhielli (Renzino) - comandante della formazione partigiana nella quale operava Dario Polletti, marito di Modesta - in un libro sulla Resistenza tra l'Arno e la Chiana, parla così della giovane contadina: "Al primo posto dovrei collocare la nostra contadina, cuoca animatrice, staffetta, portatrice di armi e di sorrisi". Modesta Rossi, nonostante fosse madre di cinque figli piccoli (il maggiore aveva sette anni), si dedicò con tutto il suo impegno alla Resistenza. Nel giugno del 1944, quando i tedeschi scatenarono feroci rastrellamenti in Val di Chiana, giunsero anche - forse indirizzati da un delatore - alla casa dei Polletti. Sorpresa nella sua abitazione mentre accudiva i bambini, Modesta rifiutò di dare informazioni ai rastrellatori, che cercavano il marito e altri partigiani. La giovane donna teneva in braccio il bambino più piccolo, di tredici mesi; furono uccisi, lei e il figlioletto, a colpi di pugnale. Il corpo di Modesta, col bimbo ancora stretto al seno, fu poi ritrovato, con quelli di altre quattro vittime, in una capanna data alle fiamme.
Non dimentichiamo mai di dare valore alla persona, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla credenza religiosa. Non dimentichiamo mai di non discriminare. Non dimentichiamo mai la storia, che ha l’abitudine di ripetersi. Non dimentichiamo mai la nostra Costituzione, figlia di rara bellezza del 25 aprile.
Non dimentichiamo mai chi siamo, e ricordiamoci di restare umani.
Viva la libertà, viva la Resistenza, viva il 25 aprile!
Camilla De Marco



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