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Discorso XXV aprile del nostro Luca Villa

  • PD ARCORE
  • 28 apr 2019
  • Tempo di lettura: 4 min

Carissimi arcoresi,

Quando Rosalba ha chiesto che fossimo noi giovani ad organizzare una commemorazione per questo grande giorno abbiamo subito sentito il peso di una grande responsabilità ma anche un grande onore.

Il 25 aprile ha radici profonde, robuste e solide, grazie alle quali è nata e cresciuta la nostra democrazia.

La democrazia è come un albero: più le radici sono forti e salde, più l'albero può crescere, il tronco rinforzarsi, i rami allungarsi e le foglie godere della luce del sole. Se noi oggi godiamo delle gemme, dei fiori sbocciati e dei frutti maturi è grazie alle radici dell'albero che, apparentemente nascoste, sorreggono e nutrono l'organismo vivente e che vi preghiamo, vanno difesi perché la libertà è l’unica vera cosa preziosa che abbiamo ma soprattutto, La libertà non è un regalo.

La nostra democrazia affonda le sue preziose radici nella lotta al nazifascismo, nella resistenza partigiana, nella liberazione dalla tirannia. Se ad un albero si tagliano le sue radici, l'albero muore. Il 25 aprile è il livello del terreno: sotto le radici e sopra la vita democratica.

Il tronco della democrazia è la partecipazione popolare, i rami sono le sue istituzioni, le foglie i diritti universali di cui TUTTI devono poter godere, i fiori sono la bellezza della libertà di espressione, di opinione e di stampa. La democrazia o è viva o non è democrazia.

Se viene meno la partecipazione popolare ne risentirà il tronco che porta sulle spalle il peso del futuro. Se vengono meno le radici, tutto il resto morirà con esse. Per questo il 25 aprile è per tutte e tutti noi un giorno imprescindibile, al quale non si può e non si deve, non si potrà e non si dovrà rinunciare mai.

Guai a pensare il 25 aprile come un rituale stanco o come una ricorrenza meramente istituzionale. Se il 25 aprile è un giorno rosso sul calendario è perché è un giorno di festa!

Sì, una festa, forse la più importante che ci sia: la festa della Liberazione, un momento pieno di allegria e di gioia.

Quella gioia che vissero le nostri madri e i nostri padri, nonni e bisnonni quando l'Italia uscì dall'incubo della dittatura ed un sussulto di dignità fece vibrare il cuore di tutti gli italiani, un grido di libertà percorse l'Italia intera. Eravamo finalmente liberi.

Il 25 aprile del 1945 il panorama vedeva un’Italia provata, segnata dagli orrori e dalle tragedie della guerra, sopravvissuta al terrore e alla barbarie, patria finalmente libera dai fascisti e dai nazisti grazie al coraggio e al sacrificio delle partigiane e dei partigiani, di uomini e donne che non avevano rinunciato a combattere. Era un’Italia tanto sfregiata quanti piena di energie e aspettative per il futuro.

Cosa c’è di più bello, di più potente dello sforzo fatto da queste donne e questi uomini pronti a tutto per la nostra patria?


Conosciamo tutti come è andata la storia e vi invito a riportare da voi alla memoria i fatti. Vorrei riflettere invece sull’oggi.

Dove sono finite la voglia di libertà, la voglia di costruzione, di progresso che muovevano quelle vite, che facevano battere tutti quei cuori pronti a donare l’ultimo pulso pur di costruire un paese migliore?

Dove abbiamo lasciato la voglia, la brama di libertà che tanto desiderata arrivò dopo anni di guerra distruttiva e insensata solo il 25 aprile?

Beh quel che vorrei che tutti oggi facessimo è celebrare questo giorno come la nostra vera rinascita, personale ancor prima che collettiva. Contrariamente a quanto vi potreste aspettare vorrei leggervi un discorso tratto dal film ogni maledetta domenica e pronunciato da Al pacino.


“Non so cosa dirvi davvero. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta.

Un uomo non può farlo per tutti.

La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. In quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che vedrete un uomo o una donna determinata a guadagnare terreno con voi, che vi troverete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui.

Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. Allora, che cosa volete fare?”


Questo discorso incita una squadra a prima della partita in un parallelismo metaforico con la vita. Noi, Italiani, o lottiamo per difendere sempre la nostra libertà o cederemo, centimetro dopo centimetro, spazio al terrore della non libertà.


Non permettiamo mai a nessun individuo, nessun potere e nessuna forma di intimidazione di toglierci il sorriso. La dittatura vive della nostra paura, così come il terrorismo e ogni genere di violenza. Noi non dobbiamo avere paura, mai. Ma soprattutto non dobbiamo mai perdere il sorriso, l'amore per la vita, la gioia dello stare insieme, il sentimento di amicizia e di fratellanza. Lottiamo, signore e signori, per la nostra libertà, facciamolo per noi, il futuro e perché le vite dei nostri partigiani e delle nostre partigiane non siano state donate invano. IO NON HO PAURA, non regalerò mai la mia paura alla tirannia e voi? Avete paura?

 

Viva la Resistenza, Viva la Costituzione, Viva la Repubblica!

Viva il 25 aprile, Viva l'Europa, Viva l'Italia!

Luca Villa



 
 
 

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